Comune di Santi Cosma e Damiano
 

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Museo

Storia di un piccolo bambino fucilato dai tedeschi

SS. COSMA E DAMIANO
STORIA DI UN PICCOLO BAMBINO FUCILATO DAI TEDESCHI

Su un loculo annerito dal tempo, presso il cimitero di SS. Cosma e Damiano, sul muro perimetrale di destra, poco dopo l’antico ingresso principale, esiste una lapide che ammonisce che in esso sono conservati i resti mortali di Antonio D’Aprano, di anni 11, fucilato dai tedeschi.
Questa storia avrebbe poco di singolare se le vicende che portano alla fucilazione del bambino non avessero qualcosa di particolare. Si è conosciuta nel 1979, allorquando i ragazzi della locale Scuola Media hanno ricordato i coetanei caduti per la guerra.
Sorpreso, in località “Ceracoli”, nell’aperta campagna di SS. Cosma e Damiano, mentre pascolava un branco di pecore, il piccolo oppose resistenza quando i tedeschi fecero comprendere di volersi impadronire del suo umile gregge. Protestò e si fece valere. Allora i tedeschi chiesero al fanciullo di condurli dai genitori, di farli parlare col padre!
La famiglia D’Aprano, di fronte al sopruso, aveva guadagnato la macchia. Il piccolo fanciullo non poté fare altrettanto. Si era trovato di fronte i gendarmi con le pistole in pugno. Non volle consegnare le pecore, né indicò dov’era nascosto il padre. Di fronte al diniego del bambino, la risposta fu una raffica di mitraglia! Un colpo colpì al capo del bambino, che stramazzò al suolo, in una pozza di sangue.
I tedeschi, impadronitisi del gregge, andarono via. I genitori del piccolo Antonio, agli spari, uscirono dalla grotta e soccorsero il bambino, che si lamentava. Lo fasciarono e lo condussero ad Ausonia e quindi all’Ospedale tedesco di Esperia. Di lì fu trasportato a Pontecorvo, ove, poco dopo il ricovero in ospedale, morì. Fu seppellito sotto pochi palmi di terra dai genitori sconsolati.
Nel 1946 il Capo dello Stato decorò con Medaglia d’argento al Valor civile il gonfalone del comune di SS. Cosma e Damiano. Però, nell’elenco delle vittime, il nome di Antonio D’Aprano non era ancora riportato, a distanza di 20 anni. È successo così per tanti poveri casi! I registri dello Stato Civile in molti Comuni del Lazio meridionale nel corso del 1944 non vennero compilati. Molte denunce o sentenze di morte furono annotate, a volte, dopo molti decenni!

Tratto da “Sono centomila i morti tra il Mare Tirreno Cassino e l’Adriatico? Ricerca di Storia contemporanea di un Gruppo di lavoro dell’Istituto Magistrale di Cassino” Autori Vari


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